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martedì, 31 marzo 2009

postato da: latocelato alle ore 14:12 | link | commenti
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martedì, 24 marzo 2009

Sparsa le trecce morbide
Sull'affannoso petto,
Lenta le palme, e rorida
Di morte il bianco aspetto,
Giace la pia, col tremolo
Sguardo cercando il ciel.

Cessa il compianto: unanime
Sinnalza una preghiera:
Calata in su la gelida
Fronte, una man leggiera
Sulla pupilla cerula
Stende lestremo vel.

Sgombra, o gentil, dallansia
Mente i terrestri ardori;
Leva allEterno un candido
Pensier dofferta, e muori:
Fuor della vita è il termine
Del lungo tuo martir.

Tal della mesta, immobile
Era quaggiuso il fato:
Sempre un obblio di chiedere
Che le saria negato;
E al Dio de santi ascendere
Santa del suo patir.

Ahi! nelle insonni tenebre,
Pei claustri solitari,
Tra il canto delle vergini,
Ai supplicati altari,
Sempre al pensier tornavano
Glirrevocati dì;

Quando ancor cara, improvida
Dun avvenir mal fido,
Ebbra spirò le vivide
Aure del Franco lido,
E tra le nuore Saliche
Invidiata uscì:

Quando da un poggio aereo,
Il biondo crin gemmata,
Vedea nel pian discorrere
La caccia affaccendata,
E sulle sciolte redini
Chino il chiomato sir;

E dietro a lui la furia
De corridor fumanti;
E lo sbandarsi, e il rapido
Redir de veltri ansanti;
E dai tentati triboli
Lirto cinghiale uscir;

E la battuta polvere
Riga di sangue, colto
Dal regio stral: la tenera
Alle donzelle il volto
Volgea repente, pallida
Damabile terror.

Oh Mosa errante! oh tepidi
Lavacri dAquisgrano!
Ove, deposta lorrida
Maglia, il guerrier sovrano
Scendea del campo a tergere
Il nobile sudor!

Come rugiada al cespite
Dellerba inaridita,
Fresca negli arsi calami
Fa rifluir la vita,
Che verdi ancor risorgono
Nel temperato albor;

Tale al pensier, cui lempia
Virtù damor fatica,
Discende il refrigerio
Duna parola amica,
E il cor diverte ai placidi
Gaudii dun altro amor.

Ma come il sol che, reduce,
Lerta infocata ascende,
E con la vampa assidua
Limmobil aura incende,
Risorti appena i gracili
Steli riarde al suol;

Ratto così dal tenue
Obblio torna immortale
Lamor sopito, e lanima
Impaurita assale,
E le sviate immagini
Richiama al noto duol.

Sgombra, o gentil, dallansia
Mente i terrestri ardori;
Leva allEterno un candido
Pensier dofferta, e muori:
Nel suol che dee la tenera
Tua spoglia ricoprir,

Altre infelici dormono,
Che il duol consunse; orbate
Spose dal brando, e vergini
Indarno fidanzate;
Madri che i nati videro
Trafitti impallidir.

Te, dalla rea progenie
Degli oppressor discesa,
Cui fu prodezza il numero,
Cui fu ragion loffesa,
E dritto il sangue, e gloria
Il non aver pietà,

Te collocò la provida
Sventura in fra gli oppressi:
Muori compianta e placida;
Scendi a dormir con essi:
Alle incolpate ceneri
Nessuno insulterà.

Muori; e la faccia esanime
Si ricomponga in pace;
Comera allor che improvida
Dun avvenir fallace,
Lievi pensier virginei
Solo pingea. Così

Dalle squarciate nuvole
Si svolge il sol cadente,
E, dietro il monte, imporpora
Il trepido occidente;
Al pio colono augurio
Di più sereno dì.
postato da: latocelato alle ore 19:29 | link | commenti
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martedì, 10 marzo 2009

"A chi in amor s'invecchia,
oltr'ogni pena,
si convengono i ceppi e la catena."

postato da: latocelato alle ore 23:09 | link | commenti
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sabato, 07 marzo 2009

Le persone a volte sono delle vere merde.
postato da: latocelato alle ore 15:04 | link | commenti (1)
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martedì, 03 marzo 2009

postato da: latocelato alle ore 13:05 | link | commenti
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